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Le procedure e l'accordo sindacale

Roberta Nunin (Prof. Associato di Diritto del lavoro dell’Università di Trieste)

Il saggio analizza i profili procedurali ed il rilievo dell’accordo sindacale nel contesto dei licenziamenti collettivi nel quadro regolativo successivo alle riforme del 2012-2015.

The procedures and the trade union agreement

The essay analyzes the procedural profiles and the importance of the trade union agreement in the context of the collective redundancies’ regulatory framework following the reforms of the years 2012 and 2015.

Keywords: collective redundancies – trade union agreement

 

Sommario:

1. L'assetto regolativo dei licenziamenti collettivi nel contesto delle recenti riforme, dalla legge «Fornero» al Jobs Act - 2. L'articolazione procedurale ed il rilievo dell'accordo sindacale: le novitą dopo la l. n. 92/2012 - 3. Qualche osservazione conclusiva, anche alla luce di una recente giurisprudenza della Corte di Giustizia - NOTE


1. L'assetto regolativo dei licenziamenti collettivi nel contesto delle recenti riforme, dalla legge «Fornero» al Jobs Act

La disciplina legale dei licenziamenti collettivi, disegnata come è noto dalla legge 23 luglio 1991, n. 223 [1], ha visto nel tempo diversi interventi di modifica, talora imposti da sentenze di condanna della Corte di Giustizia dell’Unione europea [2], talora frutto di autonome scelte ‘manutentive’ operate dal legislatore; da ultimo, il quadro normativo di riferimento ha subito un nuovo riassestamento a seguito delle modifiche apportate in primo luogo dalla legge «Fornero» (l. n. 92/2012, art. 1, commi 44, 45 e 46) [3] e, successivamente, ad opera del c.d. «Jobs Act», con il d.lgs. n. 23/2015; con specifica attenzione, da parte di quest’ultimo, per i soli profili sanzionatori, riferibili peraltro ai lavoratori assunti con il contratto a tutele crescenti dopo il 7 marzo 2015 [4]: dunque, anche nell’ambito che qui ci interessa – con una scelta che suscita più di una perplessità in chiave di razionalità (oltre che di costituzionalità) – si sono venuti a delineare due diversi regimi di tutela, uno vigente per i lavoratori già in servizio al momento dell’entrata in vigore del d.lgs. n. 23/2015, l’altro per i nuovi assunti con il CATUC [5]. A tale proposito, deve segnalarsi che diversi dubbi, che ci sembrano del tutto legittimi, sono già stati sollevati quanto ad un possibile eccesso di delega del decreto del 2015 appena [continua ..]

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2. L'articolazione procedurale ed il rilievo dell'accordo sindacale: le novitą dopo la l. n. 92/2012

È circostanza nota che proprio nella c.d. procedimentalizzazione del potere di recesso datoriale può essere individuata la peculiare diversità del licenziamento collettivo rispetto al licenziamento individuale per giustificato motivo oggettivo; infatti, la normativa italiana in questione – quale proiezione delle indicazioni provenienti dal livello comunitario – ha collocato, fin dal varo della l. n. 223/1991, il fulcro della tutela prevista per i lavoratori coinvolti proprio nella preventiva procedura sindacale di mediazione degli interessi in gioco, interessi che in queste vicende hanno una dimensione collettiva che va ben oltre quella strettamente individuale propria dei lavoratori singolarmente considerati; ciò, peraltro, giustifica anche la successiva eventuale fase di mediazione ‘pubblica’ – laddove non si riesca ad arrivare ad una composizione in sede sindacale – con il coinvolgimento diretto dell’autorità amministrativa, chiamata a facilitare il raggiungimento di un accordo tra le parti. Nel procedimento, un ruolo cruciale nella tutela dei lavoratori coinvolti è dunque affidato alle organizzazioni sindacali, con una valorizzazione dell’autonomia collettiva, quale strumento ritenuto particolarmente adeguato per cercare un punto di equilibrio ed una possibile composizione dei contrapposti interessi, che riflette il modello di promozione del dialogo sociale di matrice [continua ..]

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3. Qualche osservazione conclusiva, anche alla luce di una recente giurisprudenza della Corte di Giustizia

Nel quadro ridisegnato dal legislatore con gli interventi di riforma del 2012 il peso delle garanzie procedimentali appare, come si è visto, indubbiamente ridimensionato; laddove si consideri, inoltre, il combinato disposto delle modifiche in materia di sanzioni del 2012 e del 2015 (v. sul punto, in questo stesso fascicolo, il saggio di B. DE MOZZI), dal quadro complessivo degli interventi in materia di licenziamenti collettivi, operati prima con la l. n. 92/2012 e successivamente completati con il Jobs Act, emerge un indiscutibile indebolimento dell’interesse individuale e della posizione del singolo lavoratore coinvolto in tali procedure, lavoratore che in precedenza era tutelato (anche) attraverso un ‘rigore formale’ che veniva ad essere allo stesso tempo ‘sostanza’ di una tutela invocabile laddove il procedimento imposto dalla legge non fosse stato in qualche passaggio rispettato. Tale rigore della ‘forma’, peraltro, era stato previsto dal legislatore del 1991 quale bilanciamento rispetto all’insindacabilità delle scelte datoriali: fortemente attenuato il primo, si è condivisibilmente affermato che «se il controllo sulla reale sussistenza del motivo addotto dall’imprenditore dovesse continuare ad essere ingabbiato all’interno di sporadiche pronunce giurisprudenziali, insieme alla svalutazione delle regole procedurali, l’imprenditore potrebbe avere un concreto [continua ..]

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NOTE

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