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I licenziamenti collettivi nel nuovo contesto normativo

Gaetano Natullo (Prof. Associato di diritto del lavoro dell’Università del Sannio)

Il contributo esamina l’attuale assetto regolativo ed applicativo della disciplina dei licenziamenti collettivi), per evidenziare le novità che, direttamente o indirettamente, tali riforme hanno prodotto sulla disciplina e gestione delle eccedenze definitive di personale ed i possibili riflessi sugli orientamenti interpretativi ed applicativi. Tale disamina evidenzia, secondo l’autore, in primo luogo che le recenti evoluzioni normative e giurisprudenziali ampliano l’ambito applicativo dei licenziamenti collettivi. Per altro verso, si assiste ad una forte riduzione delle tutele nel regime sanzionatorio. Sarebbe pertanto opportuno privilegiare soluzioni interpretative tali da bilanciare le innegabili riduzioni di tutele.

Collective dismissals and new normative context

The essay examines the actual framework of collective dismissals discipline, to underline the novelties that the reforms have produced and the reflexes on the interpretative and application orientations. Such examination underlines, according to the author, that recent evolutions widen the area of application of the collective dismissals. For other verse, a strong reduction of the legal protection and normative guardianships sanctions. It would be therefore opportune to privilege such interpretative solutions to balance the undeniable reductions of guardianships.

Keywords: collective dismissals – area of application of the collective dismissals – reductions of guardianships

 

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Sommario:

1.†I licenziamenti collettivi nel nuovo diritto del lavoro (e della previdenza sociale) - 2.†Ambito di applicazione e presupposti applicativi delle procedure di licenziamento collettivo - 3.†Il profilo causale nel licenziamento collettivo alla luce delle recenti riforme - 4.†Profilo causale e regime sanzionatorio - 5.†Note conclusive - NOTE


1.†I licenziamenti collettivi nel nuovo diritto del lavoro (e della previdenza sociale)

Nel presente contributo ci si propone una verifica dell’assetto regolativo, interpretativo ed applicativo della disciplina dei licenziamenti collettivi, alla luce delle radicali riforme apportate tra il 2012 ed il 2015 dai governi Monti (prima) e Renzi (poi), per evidenziare le novità che, direttamente o indirettamente, tali riforme hanno prodotto sulla disciplina e gestione delle eccedenze definitive di personale ed i possibili riflessi sugli orientamenti interpretativi ed applicativi, con particolare riferimento alla questione della (ir)rilevanza del profilo causale; lasciando agli altri contributi di questo volume l’esame specifico dei diversi snodi della fattispecie normativa (procedure, criteri di scelta, etc.). In questo senso, evidentemente, la prima riforma che viene in considerazione è certamente quella dei licenziamenti (l. n. 92/2012, art. 1, commi 44-46; d.lgs. n. 23/2015), che come noto ha copernicamente rivoluzionato il quadro delle tutele contro i licenziamenti ingiustificati o comunque illegittimi: riforma che ha avuto ad epicentro il licenziamento individuale (“oggettivo” e “soggettivo”); ma che regola, sebbene marginalmente e “frettolosamente” [1], anche i licenziamenti collettivi. Prima, però, è opportuno accennare ad un’altra importante riforma di carattere generale, quella degli “ammortizzatori sociali” e dei trattamenti di disoccupazione, che per diversi [continua ..]

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2.†Ambito di applicazione e presupposti applicativi delle procedure di licenziamento collettivo

Nel quadro siffatto, dal quale dunque risulta, anche a non voler tener conto del contesto socio-economico, un probabile aumento dei casi di ricorso alle procedure di licenziamento collettivo, occorre dunque andare a verificare l’attuale assetto della relativa disciplina, quale risulta dalle citate riforme dei licenziamenti, e dagli orientamenti interpretativi ed applicativi determinatisi di conseguenza a queste ultime; anche tenendo conto dei recenti orientamenti della giurisprudenza europea. In premessa, conviene evidenziare il denominatore comune tra licenziamenti collettivi e licenziamenti individuali “oggettivi”, che si rinviene nelle ragioni, in senso lato “economiche”, che in tali fattispecie risultano sottese al recesso (ai recessi) e dunque ne costituiscono la “giustificazione”. Come noto la direttiva europea individua, sul piano “qualitativo”, la sua area applicativa (dunque quella del licenziamento collettivo) in «ogni licenziamento effettuato per uno o più motivi non inerenti alla persona del lavoratore», cui coniuga il dato quantitativo (che siano cioè raggiunte specifiche soglie percentuali/numero di lavoratori in base anche alle dimensioni dell’azienda, con alcune specifiche esclusioni (lavoratori a termine, ecc.). Sul punto va ricordato che l’ambito applicativo è stato ampliato in sede di modifica della originaria direttiva, con inclusione anche delle ipotesi di [continua ..]

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3.†Il profilo causale nel licenziamento collettivo alla luce delle recenti riforme

Proprio su tale ultima complessa questione conviene ragionare dopo le importanti modifiche apportate dalle riforme dei licenziamenti Fornero (l. n. 92/2012) e Renzi (d.lgs. n. 23/2015). È noto che, nella disciplina del 1991, la sottovalutazione del profilo causale viene fatta discendere quasi ontologicamente dalla stessa impostazione “partecipativa” della normativa europea, trasposta nella l. n. 223/1991. La tutela dei diritti dei lavoratori, nella ratio della normativa europea, come in quella italiana, risiede, infatti, nella “procedimentalizzazione” dei poteri dell’imprenditore, «essenzialmente volta a garantire che nel formarsi di certe decisioni si tenga conto degli interessi antagonistici sui quali va ad incidere l’esercizio del potere» [20]. Pertanto, la considerazione degli interessi dei singoli lavoratori ed il contemperamento di questi ultimi con l’interesse dell’imprenditore-datore di lavoro restano affidati alla capacità dei rappresentanti dei lavoratori, titolari dei diritti di partecipazione (informazione/consultazione), di intervenire in modo sostanziale nel processo/percorso decisionale imprenditoriale, “alterando” il nesso consequenziale tra la decisione organizzativa (la riduzione di personale) ed il provvedimento di gestione del rapporto di lavoro (licenziamento), in modo da attenuarne le conseguenze negative per i lavoratori, mediante [continua ..]

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4.†Profilo causale e regime sanzionatorio

Da ultimo, dunque, e rinviando per un esame più approfondito del sistema sanzionatorio allo specifico contributo in questa rivista, conviene verificare i possibili effetti della auspicata rivalutazione del profilo causale sul regime delle sanzioni, a valle delle riforme Fornero e Renzi. Nella prima fase della riforma (l. n. 92/2012) [34], il legislatore ha ridotto per quest’ultima area l’incidenza della tutela reale, ma lo ha fatto con modalità tali da lasciare adito a significative perplessità. In primo luogo, e per quanto qui interessa, sul piano delle patologie dell’atto di recesso, se non residuano dubbi sul fatto che la mancanza di forma scritta, come nel caso del licenziamento individuale, dia luogo ad un’ipotesi di inefficacia/nullità dell’atto (e dunque all’applicazione dell’art. 18, comma 1, St. lav), nel caso invece di vizi procedurali che, si badi bene, sono vizi relativi alla mancanza o più spesso carenza delle comunicazioni, il legislatore, senza qualificare la patologia dell’atto, equipara la fattispecie a quella di cui al quinto comma art. 18, e dunque ad ipotesi in cui il giudice accerta un vizio “causale” («[...]accerta che non ricorrono gli estremi del giustificato motivo soggettivo o della giusta causa addotti dal datore di lavoro[...]»), ossia un vizio sostanziale; laddove, invece, la fattispecie integrerebbe sostanzialmente gli estremi del [continua ..]

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5.†Note conclusive

Con riferimento ai limitati profili considerati in questa sede, si è evidenziato come le recenti evoluzioni normative e giurisprudenziali paiono ampliare, più meno indirettamente, l’ambito applicativo di licenziamenti collettivi; ciò sul piano sia dei presupposti giuridici (nozione) che su quello dei presupposti aziendali e delle (minori) possibili alternative (anche in considerazione del contingente contesto economico-finanziario). A tale potenziale “aggravamento” delle condizioni dei lavoratori (in eccedenza), corrisponde un ulteriore indiscutibile riduzione delle tutele “ex post”, sul versante del regime sanzionatorio, a valle delle riforme del 2012 e 2015. Ciò considerato, vanno attentamente ponderate, a mio parere, quelle possibili interpretazioni, in questo contributo evidenziate con riferimento ad alcuni profili delle procedure ed al rilievo dei motivi (cause delle eccedenze/licenziamenti), che in qualche modo possono ridurre l’impatto delle predette riduzioni di tutele anche in termini di opportuno bilanciamento tra interessi collettivi (sindacali) ed interessi individuali (dei singoli lavoratori).

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NOTE

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