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Profili sistematici del Terzo Settore

Alberto Azara, Dottore di ricerca in Diritto dei contratti ed economia di impresa

Nella legge delega n. 106/2016 era stato affidato al legislatore delegato il compito di provvedere «alla revisione della disciplina del titolo II del libro primo del Codice civile in materia di associazioni, fondazioni e altre istituzioni di carattere privato senza scopo di lucro, riconosciute come persone giuridiche o non riconosciute». L’intervento di revisione del titolo II del libro primo del Codice civile non è stato attuato, sicché spetta all’interprete stabilire quali siano i rapporti tra la disciplina di settore e quella generale. L’analisi si concentra sul criterio della compatibilità recato dall’art. 3 CTS e sulla sua interpretazione costituzionalmente orientata].

PAROLE CHIAVE: terzo settore - codice civile - associazioni - fondazioni - qualifica di ets - analogia - enti no profit - compatibilitÓ - principio di uguaglianza - principi e criteri direttivi - legge delega - impresa commerciale - disciplina speciale

Systematic profiles of the Third sector

In the delegated law 106/2016 the delegated legislator had been entrusted with the task of providing to «the revision of the title II, first book of the Civil code discipline in the subject of associations, foundations and other private non-profit institution, recognized as legal persons or not recognized». The revision of the title II, first book of the civil code has not been implemented, so the interpreter must establish which are the relations between the sector discipline and the general one. The analysis focuses on the compatibility criterion established by art. 3 CTS and its constitutionally oriented interpretation.

Keywords: Third sector – Civil code – associations – foundations – ETS qualification – analogy – non-profit organizations – compatibility – constitutionally oriented interpretation – principle of equality – guiding principles and criteria – delegated law – commercial enterprise – special discipline.

 

Sommario:

1. Introduzione - 2. Gli Enti del Terzo Settore - 3. Dal Codice civile al Codice del Terzo Settore - 4. Dal Codice del Terzo Settore al Codice civile - NOTE


1. Introduzione

Il Codice del Terzo Settore appartiene al noto fenomeno della decodificazione [1]. La parola decodificazione – introdotta nel 1978 da Natalino Irti [2] – designa il declino di una struttura storico-giuridica (il Codice civile) e il proliferare di leggi speciali che sottraggono materie e casi alla disciplina del Codice e costituiscono nuovi microsistemi dotati di proprie ed autonome logiche. A partire dagli anni ’90 nella legislazione speciale sono comparse varie figure, e segnatamente: le organizzazioni di volontariato (legge n. 266/1991), le co­operative sociali (legge n. 381/1991), le ONLUS (d.lgs. n. 460/1997), le associazioni di promozione sociale (legge n. 328/2000), l’impresa sociale (d.lgs. n. 155-2006) e le start up innovative a vocazione sociale (legge n. 221/2012). I diversi interventi normativi, estemporanei o comunque legati ad interessi settoriali, hanno creato un inestricabile «groviglio» [3] di discipline civili e fiscali alimentato anche dalla legislazione regionale, la quale è proliferata dopo la riforma del Titolo V Cost. Nel magmatico caos normativo si rintracciano alcune linee comuni: il declino della persona giuridica e dei suoi profili formali o strutturali [4]; la centrale rilevanza dello scopo perseguito e dell’attività effettivamente svolta; la previsione di speciali regimi di pubblicità; l’esistenza di particolari sistemi di controllo [continua ..]

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2. Gli Enti del Terzo Settore

Gli ETS appartengono al fecondo e dinamico mondo del così detto “privato sociale”: sono organizzazioni private che perseguono finalità di pubblico interesse in chiave solidaristica e sussidiaria. Il nuovo Codice ne offre una definizione all’art. 4: «le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, gli enti filantropici, le imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti associative, le società di mutuo soccorso, le associazioni, riconosciute o non riconosciute, le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il persegui­mento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi, ed iscritti nel registro unico nazionale del Terzo Settore». La formulazione vaga e generica viene precisata all’art. 5, il quale reca un e­lenco tassativo delle attività di interesse generale, che gli enti devono esercitare «in via esclusiva o principale». L’esercizio di attività diverse è ammesso, purché esse siano consentite dall’atto costitutivo o dallo statuto e si configurino come «secondarie e strumentali» rispetto a [continua ..]

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3. Dal Codice civile al Codice del Terzo Settore

Nella legge delega n. 106/2016 era stato affidato al legislatore delegato il compito di provvedere «alla revisione della disciplina del titolo II del libro primo del codice civile in materia di associazioni, fondazioni e altre istituzioni di carattere privato senza scopo di lucro, riconosciute come persone giuridiche o non riconosciute» (art. 1, comma 2, lett. a). In questa parte la legge delega è rimasta sostanzialmente inattuata [26]; e, tuttavia, non possono escludersi taluni profili d’interferenza tra la nuova disciplina e quella recata nel Titolo II del Libro I c.c. Il problema è avvertito dal legislatore, il quale individua, all’art. 3 CTS, le norme applicabili ai casi non previsti. Le nuove disposizioni appaiono segnate, per un verso, da una forza espansiva, poiché «si applicano, ove non derogate ed in quanto compatibili, anche alle categorie di enti del Terzo Settore che hanno una disciplina particolare»; per altro verso, sembrerebbero compresse dalla contraria energia delle norme contenute nel Codice civile e nelle relative disposizioni di attuazione, le quali «si applicano, in quanto compatibili», ai casi non previsti dal d.lgs. n. 117/2017. Muoviamo da quest’ultimo profilo. Prima di applicare la norma del Codice civile, l’interprete è chiamato a svolgere un doppio giudizio: deve capire quando il caso possa qualificarsi «non previsto» e solo [continua ..]

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4. Dal Codice del Terzo Settore al Codice civile

Il legislatore delegato non ha provveduto «alla revisione della disciplina del titolo II del libro primo del Codice civile in materia di associazioni, fondazioni e altre istituzioni di carattere privato senza scopo di lucro, riconosciute come persone giuridiche o non riconosciute». Viene allora da chiedersi quali siano le ricadute della nuova disciplina su quella codicistica, la quale – proprio alla luce delle nuove disposizioni di legge – potrebbe rivelarsi lacunosa o comunque segnata da un minor grado di dettaglio. L’interrogativo diventa grave se si pensa che alcune norme contenute nel d.lgs. n. 117/2017 sono «state concepite nella prospettiva del superamento di criticità diffusamente denunciate con riguardo alla disciplina del codice civile» [37]. L’unico riferimento normativo è costituito dall’art. 3, comma 1, CTS, il quale stabilisce che «[l]e disposizioni del presente Codice si applicano, ove non derogate ed in quanto compatibili, anche alle categorie di enti del Terzo Settore che hanno una disciplina particolare». L’accento cade ancóra sulla perdita di centralità del Codice civile, giacché, da un lato, le discipline collocate fuori dal CTS sono qualificate come “particolari”; dall’altro, il nuovo Codice di settore si configura come fonte generale suscettibile di essere derogata [38]. Le associazioni e le fondazioni sono [continua ..]

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NOTE

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