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I diritti sindacali nella dimensione transnazionale del lavoro (alla prova della sfida tecnologica e delle transizioni occupazionali)

Valeria Filì, Professoressa ordinaria di Diritto del lavoro nell’Università degli Studi di Udine

La sfida tecnologica sta condannando, su scala globale, molti lavori all’estinzione e conseguentemente molte persone all’inattività e all’irrilevanza. Questo processo ha inevitabilmente delle ricadute drammatiche sulle relazioni industriali e sui diritti sindacali in una prospettiva multilivello. L’A. mette in luce, da un lato, l’esigenza di trovare una nuova narrazione del lavoro umano in grado di valorizzare anche le attività che non sono funzionali alla logica capitalistica, dall’altro, considera fondamentale sia lassunzione di responsabilità degli Stati nella guida dei fenomeni che si stanno verificando su scala globale sia l’ac­quisizione da parte dei sindacati internazionali di un maggior legame con i territori e le realtà che ambiscono a rappresentare.

PAROLE CHIAVE: diritto del lavoro transnazionale - imprese multinazionali - sindacati internazionali

Trade Union Rights from a Transnational Perspective (to the test of the Technological Challenge and Occupational Transitions)

The technological challenge is worldwide condemning many jobs to extinction and consequently many people to inactivity and irrelevance. This process inevitably has dramatic effects on industrial relations and Trade Union rights in a multilevel perspective. On the one hand, the Author highlights the need to find a new explanation of human work, capable of enhancing even the activities that are not functional to the capitalist logic. On the other, she considers crucial both the responsibility of States in guiding the phenomena that are worldwide occurring and the acquisition by international trade unions of a strong link with territories and realities they aspire to represent.

Keywords: trade union rights – industrial relations – multinational company – international trade Unions – technological revolution – transitional labor markets.

Sommario:

1. Premessa. La profezia di Yuval Noah Harari: le trasformazioni globali del lavoro e il rischio che l’irrilevanza prevalga sullo sfruttamento - 2. La narrazione dei diritti sindacali nelle imprese transnazionali e le difficoltà concrete - 3. Il punto dolente: la scarsa effettività della contrattazione collettiva transnazionale - 4. I diritti sindacali nelle imprese transnazionali oggi (…e domani?) - 5. Diritti sindacali, sfida tecnologica e transizioni occupazionali in una prospettiva glocal - NOTE


1. Premessa. La profezia di Yuval Noah Harari: le trasformazioni globali del lavoro e il rischio che l’irrilevanza prevalga sullo sfruttamento

La sfida tecnologica sta condannando molti lavori all’estinzione e conseguentemente molte persone all’inattività e all’irrilevanza. Questa affermazione, quasi profetica, si fonda sulla lucidissima e approfondita analisi di intellettuali e studiosi contemporanei – tra cui Yuval Noah Harari [1] – e sulla prognosi che gli stessi hanno formulato sul futuro, prossimo e meno prossimo, dell’umanità. La narrazione liberale e il paradigma capitalistico del libero mercato hanno consentito, a partire dalla seconda metà del XX secolo, a molte persone in tutto il globo di interpretare il presente e guardare con fiducia verso il futuro, auspicando un possibile miglioramento delle condizioni di vita per sé e per i pro­pri discendenti [2]. Oggi, però, i disastri ambientali, la quarta rivoluzione industriale, la regressione culturale, sociale ed economica che stiamo vivendo (sebbene molti non se ne rendano conto) fanno pronosticare una inedita crisi, di portata globale, dei punti di riferimento, e stanno sgretolando alle radici quella narrazione che è stata in grado di esprimere i modelli sociali e politici che ancora oggi ci caratterizzano [3]. In particolare, il tandem “crisi ambientale – rivoluzione digitale e delle biotecnologie” sta mettendo in discussione e smentendo i paradigmi che abbiamo ereditato dal passato, figli di una ideologia fondamentalmente liberale (poi [continua ..]

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2. La narrazione dei diritti sindacali nelle imprese transnazionali e le difficoltà concrete

I ragionamenti e le teorie riportate sinteticamente nella premessa, fungono da prologo per una riflessione sui diritti sindacali nella dimensione transnazionale del lavoro in chiave, lo anticipo subito, molto critica e pessimistica. Se si accetta l’assunto che nel medio-lungo periodo nessun lavoro potrà dirsi esente dall’automazione e dalla interferenza dell’intelligenza artificiale o delle biotecnologie, dobbiamo necessariamente fare i conti con le ricadute di tutto questo sul sistema di valori e di diritti che le democrazie occidentali hanno costruito dal dopoguerra ad oggi, nonché sulla stessa narrazione della centralità dei diritti sindacali per una piena ed effettiva tutela dei lavoratori. Lo spostamento del baricentro dall’essere umano alla relazione del medesimo con la macchina, se non addirittura alla macchina ex se, proiettato su scala globale e poi immerso in contesti geografici molto diversi, condito dalle diseguaglianze estreme e incolmabili che abbiamo davanti agli occhi [15], non può non metterci in guardia sul fatto che gli international labour standards sono messi fortemente in discussione, specie se il contesto di riferimento non è uno Stato europeo o l’Unione Europea, ma il mondo intero e l’impresa multinazionale, soggetto giuridicamente sfuggente ex se, che però di fatto ha assunto funzioni regolative (autonome) e sovente influenza gli ordinamenti dei molti territori su [continua ..]

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3. Il punto dolente: la scarsa effettività della contrattazione collettiva transnazionale

Una osservazione di rilievo emerge immediatamente dalla lettura dell’ab­bondante dottrina che si è interessata meritoriamente al tema del lavoro nelle multinazionali e dei diritti dei lavoratori in una dimensione transnazionale del lavoro: il tallone d’Achille di tutte le relazioni industriali transnazionali [26] è quella dell’effettività degli accordi sottoscritti in quanto l’efficacia degli «accordi transnazionali, come di altre fonti internazionali quali le clausole sociali dei trattati di commercio, non può appoggiarsi su uno statuto giuridico diverso da quello degli ordinamenti nazionali ove gli accordi devono operare. Solo gli Stati nazionali possono attribuire loro rilevanza giuridica nel proprio ordinamento. Decisioni significative in questo senso non risultano finora adottate» [27]. Il passaggio da iniziative riconducibili genericamente alla responsabilità sociale delle imprese [28] a veri e propri accordi negoziati con le federazioni internazionali e con i CAE costituisce certamente un segnale positivo di maggior sensibilizzazione e coinvolgimento di più soggetti, ma le criticità non mancano specie per quanto riguarda: la declinazione mirata a livello locale degli accordi-quadro, il coinvolgimento delle parti sociali e del management a livello locale, il controllo sull’applicazione delle disposizioni e la risoluzione delle controversie; in altre parole, si [continua ..]

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4. I diritti sindacali nelle imprese transnazionali oggi (…e domani?)

La fonte dei diritti sindacali nelle multinazionali è costituita, da un lato, dalla disciplina dei CAE (EWC) [40] e, dall’altro, dagli accordi transnazionali di gruppo (TCA) [41], che possono riguardare sia l’ambito europeo (EFA) [42], se siglati dal CAE e da una federazione sindacale di settore di livello europeo (affiliato alla CES) [43], sia l’ambito internazionale (IFA o GFA) [44], quindi anche o solo extra-europeo, quando sono sottoscritti da una federazione sindacale di livello globale di settore o dai c.d. Global Works Councils (GWC) [45]. A differenza di quanto detto per i CAE, disciplinati tramite direttiva, gli accordi transnazionali di gruppo sono tanto flessibili quanto variabili, stante l’assenza di un quadro giuridico di riferimento (internazionale ed europeo) e questo rappresenta sia la loro forza, in quanto frutto della autonoma volontà delle parti firmatarie, sia la loro debolezza, a causa dei problemi di effettività e giustiziabilità connessi alla loro natura [46]. Le direttive europee riconoscono ai CAE i diritti di informazione e consultazione sindacale [47], ma non si sono spinte sino ad attribuire loro il ruolo di stipulare gli accordi, sebbene sia pacifica la loro partecipazione e riconosciuto il loro contributo attivo alla contrattazione, tanto che molti degli accordi conclusi vedono coinvolti addirittura formalmente con l’apposizione della [continua ..]

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5. Diritti sindacali, sfida tecnologica e transizioni occupazionali in una prospettiva glocal

Il 22 giugno 2020 è stato sottoscritto, tra l’ETUC (European Trade Union Confederation) e le organizzazioni datoriali a livello europeo (Business europe, Ceep, Sme United), un accordo quadro europeo sulla digitalizzazione (European Social Partners Framework Agreement on Digitalization) [60] in cui si pone sul tappeto la questione dell’impatto che le nuove tecnologie stanno avendo e sempre di più avranno sull’economia, sul lavoro e sulle società del globo. Si tratta di un c.d. accordo “autonomo” stipulato ai sensi dell’art. 155 TFUE in cui le parti sociali stabiliscono un quadro generale a livello dell’UE che obbliga le organizzazioni nazionali loro affiliate ad attuare l’accordo secondo le procedure e le prassi proprie e degli Stati membri; in altre parole, la loro efficacia è tutt’altro che vincolante, funzionando solo da stimolo per poter intraprendere passaggi più significativi. In ogni caso, lo sforzo va apprezzato perché viene formalizzata a livello transnazionale, seppure limitato all’UE, la discussione sulle grandi trasformazioni del lavoro; allo stesso tempo, l’ar­ticolato è deludente in quanto fortemente pervaso da un eccessivo ottimismo della volontà, sottovalutandosi la portata dirompente delle trasformazioni e la difficoltà di controllarle, specie con strumenti di soft law. La proposta che viene formulata dalle parti sociali [continua ..]

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NOTE

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