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Disabilità e lavoro. Socializzare le differenze coltivando la relazionalità

Maria Dolores Ferrara

La scelta di trattare il rapporto fra disabilità e lavoro in questo fascicolo della Rivista è nata dall’intento di fare il punto su alcuni profili critici che ancora minano l’effettiva e piena integrazione dei soggetti disabili nel mercato del lavoro e nei luoghi di lavoro. Lo scopo di questa ricerca collettiva è quello di indagare la multidimensionalità dell’apparato protettivo nel lavoro privato, seguendo il filo conduttore dei problemi definitori e applicativi, delle relative soluzioni e della rispondenza del quadro regolativo all’obiettivo di inclusione reale. In questo fascicolo gli Autori e le Autrici, a cui va un sentito ringraziamento per aver accettato l’invito a collaborare, hanno dato avvio ad un dialogo a distanza. L’obbligo di inserimento lavorativo viene esplorato nelle diverse fasi del rapporto di lavoro, tra cui l’avviamento (Maria Dolores Ferrara) e da diverse angolazioni della relazione lavorativa, ad esempio la tipologia contrattuale, il recesso (Marco Peruzzi) e i profili della salute e sicurezza e del benessere lavorativo (Francesca Malzani), anche nella prospettiva europea (William Chiaromonte) e internazionale (Roberta Nunin).

In corso d’opera l’emergenza sanitaria (e sociale) a seguito della pandemia da covid-19 ha reso drammaticamente evidente l’urgenza di riflettere sui medesimi strumenti normativi nel tentativo di adattarli alla situazione contingente.

Se, da un lato, il virus ha funzionato come spia rivelatrice delle fragilità diffuse, dall’altro esso ha svolto anche il ruolo di attivatore di rimedi (seppure temporanei) per attutirne l’impatto sui lavoratori più vulnerabili, tra cui le persone con disabilità. Esaurita la fase più critica, resta da chiedersi se le norme emanate in via emergenziale possano rappresentare utili meccanismi per implementare modelli organizzativi e gestionali in grado di favorire percorsi di inclusione delle persone in condizioni di fragilità. Nei contributi si dà conto anche di questi nuovi e affioranti spunti di riflessione, con la consapevolezza che l’emergenza sanitaria ha imposto all’attenzione di tutti numerosi ambiti di investigazione e innovative sfide per le politiche pubbliche e, tra queste, la centralità di nuove progettualità per ridefinire i siti di socializzazione, di incontro e di lavoro. La natura strategica della relazionalità dei luoghi come fattore identitario di una società democratica sembra non più ignorabile [1], poiché la costruzione di spazi virtuali e fisici accessibili e funzionali a edificare infrastrutture sociali consente la socializzazione delle differenze, tutte e non solo di quelle collegate alle condizioni di disabilità.

 

NOTE

[1] E. KINENBERG, Palaces for the people. How social infrastructure can help fight inequality, polarization and decline of civic life, New York Penguin Random House, 2018.

 


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